Stati mentali a rischio: traiettorie diagnostiche e trattamentali

Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera (S. Quasimodo)

Cerveri G.

Perché si è assistito, nel corso degli anni a tanta insistenza ad occuparsi dei giovani, degli esordi, andando a forzare abitudini organizzative che spingono i servizi ad attendere che sia il paziente ad avvicinarsi a loro e non viceversa?
Perché in molti servizi si è deciso di modificare abitudini consolidate che vedevano psichiatri e neuropsichiatri lavorare in modo distante lasciando un’ampia “terra di nessuno” tra le due aree di rispettiva competenza?
Una “no man’s land” che veniva pericolosamente attraversata in solitudine da colui che, pur nella necessità di continuare o iniziare le cure per il disturbo si trovava senza riferimenti se non la famiglia.
La risposta a queste domande non sta in principi etici che determinano e separano ciò che è giusto da ciò che non lo è. In modo molto prosaico, osservando i numeri che altre discipline della medicina hanno fornito nel corso degli anni si scopre la reale motivazione.

Fa parte del numero

Anno XXXV • n. 1

Gennaio – Giugno 2022

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